Epifania: la luce, la vecchia, il fuoco

06-01-2017

Rifulgere è alla portata di tutti. Avviare un processo mediante cui si riconoscono i "rami da tagliare" significa prima di tutto accorgersi che qualcosa va eliminato.

È questo il significato profondo dell'Epifania. Per rinnovare occorre vedere con calma cosa bruciare. Vediamo dove si origina la scia lasciata dalla scopa della vecchina che dispensa doni il 6 di gennaio

Rifulgere è alla portata di tutti. Avviare un processo mediante cui si riconoscono i "rami da tagliare" significa prima di tutto accorgersi che qualcosa va eliminato.

È questo il significato profondo dell'Epifania. Per rinnovare occorre vedere con calma cosa bruciare. Vediamo dove si origina la scia lasciata dalla scopa della vecchina che dispensa doni il 6 di gennaio. 

Storia della Befana: la luce, la vecchia, il fuoco 

Partiamo dal principio, ma dall'inizio in ogni senso: gennaio, il mese di Giano. Divinità romana molto importante, protettore degli inizi e dei passaggi, invocato e celebrato, soprattutto a livello popolare, per la semina e le attività agricole, per gli affari pubblici e i commerci privati.

Veniva celebrato a metà agosto, insieme a Portuno, divinità protettrice dei porti, dunque dell'uscita e dell'ingresso marittimi e fluviali. I giovani romani, in segno di purificazione e avvicinmento all'età adulta, dovevano passare sotto un trave fissato a bassa altezza fra due tempietti, sacri l'uno a Giano e l'altro a Giunone.

E insieme a Giano ricordiamo la dea Strenia (da qui la parola strenna), anche lei legata alle notti del periodo natalizio e alla stagione invernale. Ed entra in ballo Diana. Riuscite a immaginare che la vecchia Befana sia legata alla fiera e avvenente dea della caccia? Ebbene sì. La famosa dea della caccia in realtà nell'ambito popolare era associata anche alla fecondità (della terra, ma anche in senso esteso) e a tutto l'ambito prettamente lunare. Alcune tradizioni popolari la vogliono volteggiare nel cielo con tanto di arco e animale al fianco, tra le stelle.

Andiamo nel nord Europa, verso la Germania e questa avvenente dea si trasforma in Frau Holle (si trova nelle fiabe dei fratelli Grimm), che nella Germania del Sud è Frau Berchta o Perchta, il cui nome significa proprio "la splendente", signora delle bestie, guardiana del mondo animale, venerata nelle dodici notti di Natale, può apparire in forma di giovane e candida ragazza o di vecchia pallida e con denti affilati. Di qua dalle Alpi questa figura diventa la Befana.

È chiaro che tutte queste figure femminili, a partire da Diana e da Erodiade, a culminare in queste figure della mitologia germanica, sono veicoli di una medesima energia femminile purificatrice (non è un caso che in molte delle narrazioni di radice germanica sia chiamata in causa anche l'azione del pulire, rammendare, fare il letto). 

Questa festa è poi molto legata al significato simbolico del fuoco che divampa ed elimina il superfluo. Il legno arde e con esso qualcosa che non serve più. La combustione aggiunge luce. In molte tradizioni si scrive anche su un foglio quanto si vuole lasciare andare o un oggetto legato a una memoria da trasformare e li si lascia andare al camino o al fuoco organizzato all'aperto. Spesso la stessa Befana in forma di pupazzo viene bruciata o colpita. Simbolicamente, dispensa doni e carbone. 

La festa in ambito cristiano è la manifestazione (φαίνω, faïnò, col senso di ”manifestarsi, apparire, brillare”) di Gesù ai Magi, che a loro volta hanno valenze simboliche precise. Melchiorre, Gasparre e Baldassare assumono altri nomi in diverse tradizioni: Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope o Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph per la Comunità Cristiana della Siria.

L'Epifania e il lasciar andare 

Una terapeuta molto saggia, di cui mi fido tanto, non troppo tempo fa mi ha detto: "Quel che è tuo o che comunque risuona con te, torna. Non temere, è destinato a tornare". E mi sento di condividere questa frase perché aiuta a non perdersi in ansie da possesso, paura d'abbandono o altri atteggiamenti dati dal timore del giudizio altrui o dall'incapacità di viversi una sana solitudine.

L'Epifania ci consente di mostrare ciò che ha a che fare con l'essenza e non con il superfluo. È una notte simbolicamente molto importante e non è forse un caso che William Shakespeare scrisse La Festa della Dodicesima Notte e la portò in scena il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra.

In senso esoterico, è come se il Natale avesse portato una presa di coscienza, la presa di coscienza, quella di appartenere al tutto e nel tutto fluire (la sublime realtà di esistere, direbbe Rol) e nascere per poi farsi forieri della propria energia interiore e porla sul piano materiale, manifestarla. È un buon tempo per valutare, tenere nel cuore e non avere fretta di dire, depurare la comunicazione.

L'essenziale è abbondanza. La vecchia distribuisce i doni, che sono i semi. Quando si toglie quel che non serve, il nuovo è già alle porte. Sembra facile da ricordare (tenere nel cuore), ma forse è il caso di ripeterlo: l'essenziale è abbondanza.

Buona celebrazione!

 

 

 

 

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